giovedì 9 luglio 2009

I Giusti

Chi erano I Giusti?
Nel ’63 Calvino scriveva che I Giusti erano persone che sapevano quali erano i loro diritti e combattevano per ottenerli. I Giusti erano gli emigranti dal sud Italia, operai della Fiat, che scioperavano per una paga migliore e una riduzione delle ore lavorative. Formavano il proletariato cosciente, in lotta per un proprio posto nel mondo. Quelli erano I Giusti. Calvino però era anche consapevole che le cose stavano cambiando: il boom economico avrebbe modificato per sempre la vita degli italiani. Vedeva già i primi pericoli: il consumismo, le vacanze al mare, le file di automobili la domenica per uscire dalla città e lo scarso interesse dei lavoratori per i problemi della sanità e dell’istruzione. Era preoccupato, perché vedeva che la stirpe dei Giusti stava diminuendo, ma non poteva immaginare la sua estinzione. Oggi possiamo dichiarare estinta la stirpe dei Giusti. Ne nasceranno di nuove, diverse, ma quella descritta da Calvino, non c’è più. È stata spazzata via da quaranta anni di boom economico, consumismo sfrenato, agenzie interinali, contratti a progetto, mutui, tagli alla ricerca, alle pensioni, alla sanità pubblica, alla scuola pubblica, liberismo e legge del mercato. Una realtà del lavoro diversa, una vita diversa, ideali e sogni diversi, una società diversa. La patria di questo capitalismo all’italiana è Milano. Qui, qualsiasi lavoro tu faccia, lo fai sottopagato, sfruttato e piegando la testa contento, perché ti hanno dato la possibilità di farlo, di avere “qualcosa in cui credere”. Questa è la nostra retorica del lavoro. Anche le piccole aziende creative, vanno avanti con la stessa retorica. Non ti devi ribellare, non devi pretendere una sicurezza economica («E chi ce l’ha di ‘sti tempi!?»), non devi pensare di mantenerti col lavoro che fai, di avere un contratto, di essere pagato in regola e con i contributi, le ferie, la pensione, la malattia, la maternità. Questi diritti non esistono più. Non vengono neanche contemplati. Sono stati spazzati via dalla storia.

E noi chi siamo?
Siamo una generazione di trentenni disillusi che si fanno mantenere dai genitori. Che razza di sfigati! Ma se non ci fossero i genitori che hanno un contratto a tempo indeterminato, le ferie pagate, la malattia, la maternità, noi dove saremmo? Non saremmo qui a parlarne. E perché loro hanno questi diritti e noi non li abbiamo? Perché ai loro tempi c’era ancora qualcuno che credeva all’etica del lavoro. Non alla retorica del lavoro, ma all’etica. Io lavoro per guadagnarmi da vivere. Non vivo per guadagnarmi da lavorare. Io lavoro otto ore al giorno. Se ne faccio di più mi pagano gli straordinari e se mi ammalo o rimango incinta non mi licenziano, ma mi pagano per restare a casa a guarire o a allattare mio figlio. Io vivo e intanto lavoro.

Chi sono I Giusti adesso?
Ditemelo voi, che io ne vedo ben pochi. Se non sono le persone che lavorano in piccole realtà, per piccoli progetti in cui credono veramente, dove sono?
Sogno di lavorare in una compagnia teatrale da quando avevo 13 anni e seguivo un laboratorio nella palestra delle scuole medie. Sono entrata in una piccola compagnia di periferia e i primi mesi ho fatto di tutto, dall’organizzazione alle pulizie. Tutto per 5 euro all’ora, in nero. Mi pagavano di più al bar dei cinesi. Ma queste cose le fai lo stesso quando hai un sogno. Quando abbiamo iniziato a montare lo spettacolo ero in estasi. Dopo poco però il mio entusiasmo è sceso, dovevamo fare qualcosa di abbastanza decente per essere pagati dall’azienda che ci aveva commissionato lo spettacolo. Tutto qua. Non ero mai stata pagata per fare teatro, ma non avevo nemmeno mai fatto teatro solo per soldi. E quanti soldi? Ma ne vale la pena? Non è un lavoro, perché non mi posso mantenere e non è nemmeno una passione perché non c’è la stessa spinta emotiva. Il mio lavoro serve a far andare avanti la baracca. Quelli con cui lavoro sono giovani come me o di più, vengono sottopagati in nero e lavorano come schiavi. Tutto rientra nella retorica del lavoro. Devi essere giovane, coi controcoglioni anche se sei donna, tirartela quanto basta e lavorare come uno schiavo per pochi soldi e con zero diritti. Sempre col sorriso sulle labbra.

E dove sono finiti I Giusti?
Per cosa combattiamo? In cosa crediamo? Nel nostro lavoro? Non raccontiamoci balle. Abbiamo tutti bisogno di fare qualcosa, credere in qualcosa, sbatterci per qualcosa, pur di non rimanere fermi a guardare la vita di merda che conduciamo. Se ci fermassimo un attimo capiremmo che stiamo lavorando come schiavi per arricchire qualcun’altro, tutto qua. Come succede dai tempi dei tempi. E ci siamo dimenticati che I Giusti potevamo essere noi.

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